November 23, 2017

Vegani, dalla padella alla galera?

“I figli non sono proprietà dei genitori. Un genitore ha il dovere costituzionale di prendersi cura dei figli minori, se non lo fa e impone loro una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita, anche se in buona fede, compie un maltrattamento inaccettabile che deve essere punito anche con la galera”. E’ quanto sostiene la deputata Elvira Savino, presentatrice di una proposta di legge che istituisce il reato di costrizioni alimentari sui minori.

Onorevole Elvira Savino, come mai ha presentato questa proposta di legge?

“Oramai da anni e, in modo particolare nell’ultimo decennio, si è andata diffondendo in Italia la credenza che una dieta vegetariana, anche nella sua espressione più rigida della dieta vegana, apporti cospicui benefìci alla salute dell’individuo. Molti decidono di seguire questo tipo di alimentazione, priva di carne, pesce e derivati di essi, anche per motivazioni religiose o etiche e per rispetto della vita degli animali. Molti altri lo fanno soltanto per adeguarsi a una moda. A convincere ulteriormente i seguaci delle filosofie vegetariane e vegane interviene anche la diffusione incontrollata di notizie attraverso i mezzi di comunicazione telematici, ove proliferano interventi e dichiarazioni, spesso privi di fondamento scientifico, che condannano senza appello il consumo di carne e propagandano regimi alimentari che lo escludono”.

Ma cosa c’è di male in questa scelta di vita?

“Non vi alcunché da obiettare se chi sceglie questo stile alimentare è un adulto consapevole e capace di autodeterminarsi, comprendendo le conseguenze delle proprie azioni e assumendone la responsabilità. Il problema sorge, tuttavia, quando ad essere coinvolti sono i minori. Molte volte, infatti, soprattutto ai figli di genitori che seguono diete vegane o vegetariane, viene imposta un’alimentazione che esclude categoricamente e imprudentemente alimenti di carne, pesce e loro derivati”.

Quindi è una proposta di legge che riguarda l’imposizione di una dieta vegana ai bambini?

“Esattamente. Come è noto, i medici nutrizionisti unanimemente sostengono che per seguire questi tipi di dieta alimentare bisogna essere sotto stretto controllo di esperti dietologi e, comunque, sconsigliano di far seguire queste diete ai bambini, agli adolescenti, alle donne in stato di gravidanza e durante l’allattamento. Per quanto riguarda i bambini, infatti, è ragionevole pensare che la scelta di una dieta vegana o vegetariana sia troppo restrittiva e comporti carenze nutrizionali anche gravi, che possono ripercuotersi sullo sviluppo somatico e cognitivo del bambino. La dieta vegetariana o vegana, infatti, è carente di zinco, ferro tipo eme (contenuto in carne e pesce), vitamina D, vitamina B12 e omega-3”.

Esistono rischi per i bambini sottoposti ad una dieta vegana?

“Un bambino, per crescere, ha bisogno di proteine di ottima qualità, la cui mancanza potrebbe determinare carenze tali da comprometterne lo sviluppo. I bambini, per crescere sani e ben nutriti, devono cibarsi – ma non lo dico io, lo dicono i medici – anche di carne e pesce, dove è possibile trovare l’arginina, che è un amminoacido essenziale per la loro crescita. Non solo. Crescendo, i bambini hanno bisogno di una quota maggiore di grassi saturi che si ricavano dagli alimenti animali; ora, pur potendosi compensare l’assunzione di amminoacidi con altri alimenti, rimane aperto il problema della carenza di vitamina B12 e di ferro eme, che può comportare considerevoli problemi neurologici e anemia. Anche numerosi fatti di cronaca segnalano l’allarme, dimostrando la pericolosità di questo genere di diete per i bambini”.

A quali casi si riferisce?

“Abbiano sentito diversi casi di bimbi, anche neonati, sottoposti a diete vegane e vegetariane: bambini ai quali, imprudentemente, genitori convinti e seguaci delle filosofie vegane e vegetariane hanno deciso, arbitrariamente e con presunzione, senza nemmeno consultare medici o esperti nutrizionisti, di somministrare addirittura bevande ricavate dalla semplice bollitura di mandorle credendo di poterli far crescere egualmente senza procurare loro alcun danno. Abbiamo purtroppo sentito notizie di bambini in tenera età, per i quali, a causa di questa incauta e inappropriata dieta alimentare, si è reso necessario il ricovero in ospedale per gravi carenze alimentari (spesso rilevate anche grazie all’intervento e alle tempestive denunce dei pediatri). Si tratta di bambini letteralmente denutriti, messi in pericolo di vita da incauti genitori che hanno deciso di seguire e far seguire un movimento filosofico basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali. Le autorità pubbliche hanno il dovere di intervenire soprattutto e ogni volta che vi sia il pericolo di vedere compromesse la vita e la salute di un minore, di un bambino. La stessa Costituzione impone ai genitori di mantenere i figli, tutela la salute come diritto fondamentale di ciascun individuo e protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù prescrivendo alle istituzioni della Repubblica di favorire gli istituti necessari a tale scopo”.

Cosa prevede la sua proposta di legge nei confronti di questi genitori?

“Partendo proprio dal dettato costituzionale in materia di salute e tutela dei cittadini e dei minori, questa proposta di legge ha il fine di stigmatizzare definitivamente le condotte alimentari incaute e pericolose imposte dai genitori, o da chi ne eserciti le funzioni, a danno dei minori di età. Poiché v’è purtroppo in ciò molta superficialità, che inevitabilmente ricade su chi non ha colpe e non ha la possibilità di decidere liberamente, è opportuno integrare la normativa vigente introducendo una norma spedifica”.

Ma i genitori vegani credono di fare del bene ai figli imponendo loro questa dieta…

“Guardi, io intendo tutelare i bambini e difenderli dall’egoismo di quei genitori che per convinzioni sbagliate, o addirittura semplicemente per moda, impongono ai loro figli, anche in tenerissima età, una dieta vegana che ne mette a repentaglio la salute fino alle più tragiche conseguenze. I recenti casi di cronaca hanno suscitato in me una enorme indignazione. Inoltre da mamma di un bambino piccolo mi trovo a frequentare mamme di altri bambini e talvolta rimango sbalordita nel vedere donne a tal punto accecate dal veganismo da non vedere che i loro figlioletti sono denutriti e deperiti. In alcuni casi le mamme letteralmente inventano intolleranze alimentari che i piccoli non hanno affatto”.

Quando l’imposizione delle dieta vegana nei confronti dei figli minori può essere considerata un reato?

“La fattispecie si verifica nel caso in cui il soggetto titolare della responsabilità genitoriale o al quale il minore sia comunque affidato per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia imponga o – anche senza ricorrere a forme di costrizione – adotti nei confronti del minore stesso una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la sua crescita sana ed equilibrata. Il bene giuridico tutelato è dunque la salute del minore nell’età dello sviluppo, e la norma mira a sanzionare una condotta che – sulla base delle valutazioni mediche – si stima astrattamente idonea a metterne in pericolo l’integrità. La norma è applicabile quando la condotta sia realizzata nei riguardi di un minore che non abbia compiuto sedici anni, nel presupposto che, oltre tale limite di età, la potenzialità dannosa della condotta non sia tale da giustificare il ricorso alla sanzione penale”.

Che pene sono previste per chi commette questo nuovo reato?

“La pena è commisurata alla gravità della condotta, che risulta a mio avviso più grave rispetto a quelle previste dagli articoli 570 (violazione degli obblighi di assistenza familiare, punita con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032) e 572 c.p. (maltrattamenti contro familiari e conviventi, punita con la reclusione da due a sei anni). Essa viene stabilita con la reclusione fino a 2 anni; se dal fatto derivi una lesione permanente al minore la pena è stabilita fino a 4 anni di reclusione; se dal fatto derivi la morte la pena è stabilità nel massimo edittale di sei anni. Come dicevo precedentemente, la formulazione della norma non contempla le motivazioni della condotta, essendo irrilevante – in ragione della natura del bene giuridico tutelato – se essa sia fondata su opinioni filosofiche o credenze dogmatiche. La norma non è infatti concepita per discriminare fenomeni di natura filosofica o religiosa né per limitare la libertà garantita in tali ambiti, ma esclusivamente per tutelare i minori rispetto a un fatto – considerato nella sua oggettività – comportante conseguenze pregiudizievoli per la salute e lo sviluppo di essi nell’età della crescita”.

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