September 22, 2017

Il primo Bilancio d’Impatto di una squadra di calcio in Italia

 

Hanno lanciato in Italia il primo Bilancio d’Impatto di una squadra di calcio, la AS Roma, con l’idea che la creazione del valore di un’impresa debba essere misurato con criteri che includano le ricadute della propria attività sull’ecosistema che la ospita. Sono riusciti a costruire nuovi indici in grado di misurare con precisione scientifica quelle performance che normalmente rimangono celate nella coda della cometa. Hanno mostrato come in questo modo la luce di un marchio possa rischiarare anche le zone più oscure. La consueta carica di innovazione sociale che ha contraddistinto ItaliaCamp fin dalla nascita otto anni fa, ha riportato questi ragazzi non ancora quarantenni immediatamente al centro della scena. Ne parliamo con il loro amministratore delegato Fabrizio Sammarco.

Prima di arrivare al Bilancio d’Impatto possiamo fare il punto sull’innovazione tecnologica?

Per fare un punto sul tema dell’innovazione tecnologica in Italia bisognerebbe partire dal livello di diffusione delle competenze digitali e dell’accesso ad internet. Oggi il nostro Paese è al 25esimo posto in Europa per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online (DESI 2017), con sensibili progressi in materia di connettività. Eppure, gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare lo sviluppo dell’economia e della società: uno studio sulla “digital awarness” pubblicato a Febbraio sul periodico Workmonitor racconta che circa 1 dipendente su 9 ritiene che la propria azienda debba sviluppare una strategia digitale, ma solo 1 su 3 ha le competenze adeguate per poterla implementare. Per fare fronte a questa deriva negativa, sarebbe opportuna una riflessione proprio sull’educazione al digitale. In questa direzione, ItaliaCamp sta sviluppando un hub nel cuore di Milano, di prossima apertura, per consentire ai cittadini e ai giovani in particolare, di familiarizzare con i temi del mondo digitale e dell’industria 4.0

Riconoscere un diritto all’accesso a internet significa fornire uno strumento fondamentale per lo sviluppo umano e la crescita economica e sociale del nostro Paese, significa includere fasce di popolazione diverse in un percorso di consapevolezza del mondo contemporaneo. Sul tema sono molte le interlocuzioni attive in Parlamento, ma bisogna far presto, per non rimanere indietro nella corsa al progresso.

In Italia si comincia a capire che questa trasformazione è inevitabile e che forse abbiamo accumulato un ritardo incolmabile, ma la paura dell’erosione dei posti di lavoro continua a prevalere sull’opportunità di cogliere finalmente i miglioramenti di efficienza, le possibilità di riorganizzazione, la capacità al contrario d’inclusione

Il tema dell’innovazione tecnologica è molto ampio, e non si limita all’introduzione sul mercato di una nuovo prodotto o servizio, ma abbraccia ambiti che riguardano il loro posizionamento, i processi, i modelli. L’industria 4.0 è il risultato di questa rivoluzione che sta travolgendo il modo in cui viviamo e lavoriamo: un report di una nota società di consulenza[1] ci dice che il 60% degli attuali ruoli avrà almeno il 30% di attività che potranno essere automatizzate e sebbene sia una trasformazione che potrà impiegare decenni per il suo pieno efficientamento, è già in corso d’opera. La stessa rivoluzione che oggi sta cambiando i paradigmi della produzione ci ha portato a conoscere nuove figure professionali: il maker è solo una tra queste, e sottolinea un tratto sintomatico del nostro tempo, o meglio come il nostro sistema formativo non sia ancora preparato a “formare” le nuove professioni del domani, mentre è il mercato a proporre soluzioni ai nuovi bisogni. Sempre sulla stessa scia, pensiamo solo a quanto l’avvento di internet abbia inciso nella nostra vita: i social network sono ormai veri e propri luoghi non solo di contaminazione sociale ma anche economica e politica, e richiedono persone preparate, in grado di comprendere le logiche e il linguaggio in background. Fino a dieci anni fa, professioni come il social media manager o il web content manager, o il data manager erano completamente sconosciute. Oggi per poter dialogare in questo mondo iperconnesso e ricavarsi una propria fetta della torta non è possibile prescindere da queste figure e soprattutto non è possibile prescindere dall’uso di internet. E qui che si gioca una partita fondamentale per stare al passo e, dove possibile, anticiparlo.

Veniamo al Bilancio d’Impatto, provi a darci qualche elemento di comprensione

Il Bilancio d’impatto è parte dell’informativa esterna di impresa e ha un carattere volontario, risponde quindi all’esigenza di trasparenza di un management societario per quanto riguarda la comunicazione verso i propri stakeholder (e con questi intendiamo non solo i partner, i soci, ma anche i beneficiari di un determinato servizio/bene, i dipendenti e in generale le persone che a vario titolo entrano in contatto con una società) non solo del valore creato dalle attività d’impresa ma anche dell’impatto generato dalle stesse verso la propria comunità.
Semplificando, il Bilancio d’Impatto racconta come un’attività prodotta da un’impresa, ma anche da un ente pubblico, genera un impatto sociale, occupazionale, ambientale su un dato territorio e verso una data comunità.
La stessa innovazione tecnologica è destinata per definizione a creare un impatto nell’impresa e nel modo in cui questa si riconnette alla comunità. Il bilancio d’impatto è lo strumento con cui è possibile valutare anche quanto e come questa innovazione porta dei benefici moltiplicatori sul territorio.

 Sarà uno strumento accessibile a tutti

Il Bilancio d’Impatto ha due letture: una riguarda l’impresa o ente pubblico che vede nel Bilancio d’Impatto uno strumento di pianificazione strategica e valutazione degli impatti prodotti dalle proprie attività, l’altra riguarda tutti gli stakeholder per una migliore trasparenza e condivisione dei dati, in ottica di sviluppo di connessioni e condivisione di buone pratiche. Ogni Bilancio d’Impatto è costruito a partire dall’analisi delle specifiche attività dell’impresa o ente pubblico ed è per questo customizzato su queste esperienze.

Con AS Roma naturalmente state fissando degli standard, gli altri dovranno seguirvi, ma che interesse avranno a farlo?

E’ già di per sé evidente che questo tipo di strumento ha maggiore valore nel discorso più ampio di trasparenza di informazioni domandata dall’UE (Direttiva 2014/95/UE e d.lgs. 254/2016) a tutte le imprese. Inoltre è un ulteriore occasione di studio del potenziale non sfruttato dell’impresa o ente che lo adatta. Nel quadro più esteso di una diffusione del modello dell’impact, la volontà per gli impact investor di investire propri capitali in progetti che siano in grado di convertire la logica standard del ROI -return on investment in ROI-return on impact risponde a una logica di responsabilità diffusa di questi soggetti nel valorizzare tutti i benefici prodotti da un investimento e quindi non più e solo nel quantificare un ricavo economico.
Con la rinnovata capacità di guardare a un investimento in maniera più oculata e a lungo periodo, si potrebbero far convergere strumenti e capitali in un Fondo dedicato, per potenziare e scalare un mercato, quello dell’impact appunto, che si stima possa raggiungere i 2 miliardi in Italia entro il 2020.

[1] Report McKinsey “A future that works: Automation, employment, and productivity” Gennaio 2017