September 22, 2017

La giustizia alternativa

Intervista al presidente di Federmanager Roma, Giacomo Gargano, e al coordinatore dei giovani, Renato Fontana

I tempi della giustizia civile italiana, e in particolare quelli delle procedure fallimentari, sono molto al di sopra della media europea. Eppure all’opinione pubblica non è ancora chiaro come questo handicap impatti sulla sfera economica del paese

FONTANA: In un normale mercato le aziende fanno transazioni tra di loro. La stragrande maggioranza delle volte le transazioni si concludono positivamente con la consegna della merce o l’espletamento del servizio ed il relativo pagamento. Tuttavia, nel momento in cui una azienda che ha ricevuto un servizio o un bene non riesce a pagare, magari per una procedura concorsuale o addirittura un fallimento, ecco il problema si trasferisce anche all’azienda creditrice che ha erogato il servizio o venduto il bene. In questa situazione, l’azienda creditrice ha impiegato risorse finanziarie e non vede rientrare il denaro nei tempi previsti ma rischia di avere i suoi soldi  fermi nella procedura per tempi molto lunghi ed allora o è molto diversificata o forte di risorse finanziarie oppure la crisi finanziaria molto probabilmente la colpirà di là a breve. In questo contesto avere dei tempi certi e brevi di recupero delle somme coinvolte in procedure fallimentari dà all’azienda creditrice la possibilità di fare una programmazione finanziaria volta a coprire il momento di necessità. Al contrario, avere dei tempi lunghi, toglie risorse, credibilità nei confronti del sistema bancario e finanziario e alla fine può portare ad un’altra crisi finanziaria quella della azienda creditrice. Volendo essere molto sintetici una impresa fallisce e va in crisi quando non ha più risorse finanziarie ed essere creditore in una procedura fallimentare toglie e blocca quelle risorse finanziarie.

Che problemi crea il ritardo della giustizia civile nelle scelte manageriali, ci faccia un esempio?

FONTANA: In un mondo sempre più veloce e iperconnesso, dove le distanze geografiche sono quasi annullate, la variabile tempo e/o tempistica diventa sempre più un fattore fondamentale per operare corrette scelte di management o di investimento. Pertanto, se per una qualsiasi ragioni si viene coninvolti in una procedura giuridica la variabile tempo diventa incontrollabile per il management e le scelte che fino al mese prima sembravano le migliori oggi non lo sono più. Questo accade perchè magari dovrò ritardare il lancio di un prodotto che non è pronto, oppure il mercato finanziario è entrato in una fase difficile e non è più opportuno fare certe operazioni e così via. E’ comunque noto che molte imprese estere decidono di non investire in Italia perchè se un debitore non paga ottenere giudizialmente il pagamento è molto più lungo rispetto ad altri paesi europei ed ecco che decidono di investire i loro denari si in Europa ma non in Italia

Come dovrebbero essere attrezzati i nuovi manager per non rimanere impelagati in un sistema giudiziario inefficiente?

FONTANA: Ci sono diversi strumenti alcuni a monte del problema ed altri a valle dello stesso. Quelli a monte si riconducono quasi tutti al concetto di gestione del rischio che vuol dire cercare di prevedere (per quanto possibile) gli eventi negativi, valutare il loro impatto sul mio sistema azienda e per quelli più rilevanti prevedere delle misure di prevenzione e di reazione all’evento sfavorevole. Quest’ultimo concetto di reazione ci porta a parlare degli strumenti messi in piedi a valle del problema e questi sono da citare quelli di gestione e risoluzione dei conflitti con metodi alternativi che magari ci consentono di chiudere il tutto più velocemente rispetto a quello giudiziario.

Il premio che assegnate quest’anno nel corso del Congresso Nazionale sulla Giustizia Alternativa (congressonazionaleadr.it) tiene conto di questo progressivo cambio di paradigma?

GARGANO: Il premio assegnato vuole promuovere la cultura della mediazione tra i nostri manager e per farlo andiamo a cercare i nostri giovani manager più brillanti che oggi rappresentano il futuro della classe manageriale dei prossimi anni. Pertanto, vogliamo partire da loro, ma non solo, per arricchire il bagaglio dei nostri manager con queste nuove possibilità.

Ma nel paese degli ipergarantiti non è meglio lamentarsi per difendere il proprio posto di lavoro?

GARGANO: Forse è più opportuno fare al meglio il proprio lavoro perché questa è la prima forma di garanzia. Se una azienda va bene e produce profitti grazie al lavoro dei suoi manager e di tutti i lavoratori perché si dovrebbero creare problemi?

La gran parte dei 180.000 iscritti a Federmanager fanno parte di quella classe media penalizzata dalla crisi economica e minacciata dalle ristrutturazioni e dalle riforme necessarie, eppure spesso viene indicata come una classe di privilegiati. Vi preoccupano le crescenti tensioni sociali nel paese?

GARGANO: La nostra categoria è stata duramente colpita da questi anni di crisi con tante risorse, eccellenti e preparate, comunque espulse dal mercato del lavoro e quindi ha pagato un prezzo molto alto. Ma al di là di questo ciò che conta è pensare al futuro, è continuare a lavorare per produrre tutti assieme quella ricchezza di cui il paese necessità e vedrà che le tensioni sociali caleranno come tutti ci auguriamo.

Redazione