September 22, 2017

L’Europa e la condizione di insularità di Sardegna e Sicilia

Intervista al parlamentare europeo Salvatore Cicu

Il Parlamento Europeo ha approvato a grande maggioranza la Risoluzione sul riconoscimento della Condizione di Insularità per la Sardegna. Cosa ne pensa?

L’approvazione a larga maggioranza della mia risoluzione sulla condizione di Insularità ha rappresentato un importante passaggio politico che riguarda da vicino tute le isole Europee e soprattutto la Sardegna e la Sicilia. Il voto favorevole dell’aula di Strasburgo ha condotto ad un risultato centrale per il futuro dei cittadini Europei Insulari.

Cosa comporta tale riconoscimento?

Il riconoscimento della Condizione di Insularità da parte del Parlamento Europeo ha un valore importante oltre che da un punto di vista politico anche sugli aspetti legislativi. Non dimentichiamo infatti che a seguito dell’adozione del Trattato di Lisbona, il Parlamento Europeo è divenuto co-legislatore, potendo di conseguenza emendare e bloccare le proposte della Commissione Europea oltre che sollevare il suo interesse sui questioni che si ritengono prioritarie, quale è la condizione di Insularità.

Quindi?

In tale contesto la Risoluzione è uno strumento che consente di esprimere la volontà dei cittadini Europei alla Commissione Europea, che detenendo il monopolio nell’iniziativa legislativa ha altresì il dovere di accogliere le Risoluzioni del Parlamento trasformandole in proposte legislative. A breve il Parlamento sarà inoltre chiamato a negoziare e modificare i Regolamenti europei, che definiscono nello specifico quanti soldi saranno assegnati alle Regioni attraverso il Bilancio dell’Unione europea. Attualmente, i fondi dedicati alle Regioni Insulari sono gli stessi delle Regioni montuose, rurali e/o periferiche. Questa impostazione non può più essere accolta. La Sardegna, come le altre regioni insulari, è un’Isola circondata dal mare, che soffre handicap geografici specifici e permanenti. Perciò, ho chiesto che, in vista della prossima programmazione, le isole vengano considerate quali territori specifici in virtù della loro condizione di Insularità e ad esse siano destinati finanziamenti dedicati per trasporti, energia, formazione, istruzione, piccole e medie imprese, ricerca e innovazione.

Nel testo si evidenzia l’importanza di sfruttare le possibili sinergie tra i fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) e gli altri strumenti dell’UE, così da controbilanciare gli svantaggi delle isole e migliorare la loro situazione in termini di crescita economica, creazione di posti di lavoro e sviluppo sostenibile. Come ritiene che ciò andrebbe fatto?

Le faccio un esempio pratico: molto spesso ho a che fare con giovani laureati molto capaci, brillanti imprenditori con idee innovative e molto ben strutturate. Molti di questi giovani rispondono alle c.d. Calls della Commissione Europea e vincono i progetti che dalla programmazione Europea derivano. Ma come sappiamo la Commissione Europea finanzia al massimo sino al 70% questi progetti, Il restante 30% si incardina in un meccanismo di co-finanziamento che oltre ad essere di difficilissimo reperimento (perchè manca liquidità, perchè l’accesso al credito è praticamente impossibile e perchè le risorse personali di imprenditori sono limitate a causa della crisi) mette persino a rischio la realizzazione del progetto. Questo accade perchè troppo spesso manca una sinergia tra fondi Diretti e fondi indiretti laddove dovrebbero essere i fondi Europei gestiti dalle regioni a fungere da co-finanziamento.

Cosa dovrebbe cambiare rispetto all’attuale gestione dei fondi UE?

Favorire sinergie significa garantire il coordinamento e la complementarità dei tanti e differenti strumenti che l’Ue ci offre. E’ importante concentrarsi su tali sinergie per massimizzare l’impatto e l’efficienza dei finanziamenti pubblici. L’adozione di tali misure non deve più considerarsi auspicata, è ora si renderla necessaria, quindi concreta. Tale volontà deve diffondersi tra tutte le parti interessate, comprese le autorità regionali che sono chiamate ad operare programmazioni strategiche per promuovere le eccellenze dei nostri territori. La Commissaria UE per le politiche regionali Corina Cretu si è detta disponibile a consolidare misure di sostegno all’insularità.

Quando dovrebbero essere attivate queste misure?

Ho incontrato personalmente la Commissaria Cretu a Strasburgo qualche settimana dopo il voto della Risoluzione in Plenaria. Attraverso tale confronto vi è stato un chiaro intendimento per il consolidamento delle misure a sostegno dell’insularità già dalle politiche di coesione per la programmazione 2014-2020 che per i cicli successivi. Abbiamo inoltre deciso di attivarci per la costituzione di un gruppo di lavoro sui temi dell’insularità composto da rappresentanti dei paesi membri a supporto delle attività della Commissione in materia al quale affidare anche la elaborazione di nuovi parametri da affiancare a quello esistente per qualificare i livelli di divario tra i territori.

Seguiranno altri incontri, oltre a questo?

Abbiamo predisposto l’eventualità di ulteriori e più frequenti incontri per analizzate l’utilizzo dei fondi strutturali ed i ritardi connessi.È stata sottolineata la forte correlazione tra la valorizzazione dell’insularità ed i costi energetici e di trasporto per le isole con l’esigenza di meccanismi di compensazione e di perequazione (continuità territoriale) che riducano gli oneri per cittadini ed imprese.

Anche in assenza di eventuali risorse aggiuntive da parte di Bruxelles (ma soprattutto in presenza di tali risorse) dovrebbe migliorarsi la capacità di spesa dei fondi UE da parte delle Regioni Insulari Italiane. Da cosa si dovrebbe partire per realizzare questo miglioramento amministrativo?

Nel periodo di programmazione 2014-2020 gli Stati Membri e le Regioni avranno a disposizione 351 miliardi di euro. Per molti di questi paesi tale denaro costituisce la principale fonte di finanziamento pubblico perciò è imperativo che sia ben investito e gestito; non dimentichiamo che le carenze delle amministrazioni nazionali, regionali e locali possono compromettere gravemente il buon esito dei programmi. Il rafforzamento della capacità amministrativa al fine di migliorare la capacità di investimento e di gestione dei fondi costituisce il fulcro della politica di coesione dell’UE imponendosi quale conditio sine qua non. La stessa Commissaria Cretu ha evidenziato il ruolo rilevante che va affidato alla capacità amministrativa dei centri di spesa assai carente nelle regioni insulari italiane, e su questo si sono concordate alcune iniziative da adottare di concerto con le Regioni.

Quali, ad esempio?

Non è certo un caso che la Commissaria Cretu, per ciò che riguarda i fondi residui del periodo 2007-2013, decise di istituire una task force per migliorare l’attuazione degli investimenti e soprattutto per far sì che questi soldi non venissero persi. Il potenziamento della capacità amministrativa non può prescindere dall’implementazione di misure destinate ad assicurare la formazione, l’assistenza tecnica, la condivisione di competenze e informazioni e il lavoro di esperti.

Quale è la sua posizione in merito al Riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina?

Voglio preliminarmente chiarire che la Cina rappresenta per l’Unione Europea un importante partner commerciale e politico e che i rapporti tra i due paesi sono solidi e ben strutturati. Il riconoscimento dello Status di economia di Mercato rappresenta però una questione piuttosto delicata, soprattutto per gli importanti effetti che in termini occupazionali potrebbero aversi. La questione non può essere discussa al livello Europeo senza prima fare un esercizio di Politica Commerciale comparata. Il riconoscimento della Cina quale economia di mercato è un fatto che non riguarda solo l’Europa ma tutti i paesi che fanno parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. A questo punto viene da chiedersi, cosa faranno gli altri nostri Partner Commerciali? Cosa ne pensano gli Stati Uniti? Cosa ne pensa il Canada? L’amministrazione Obama ma anche il Canada hanno più volte dichiarato la loro contrarietà a un tale riconoscimento e personalmente, ma anche a titolo del Gruppo Politico di cui faccio parte, ritengo che tale punto di vista sia quello che anche l’Europa dovrebbe assumere. Abbiamo bisogno di essere ponderati nelle nostre decisioni, valutare con cautela gli effetti e soprattutto difendere e tutelare l’occupazione e la crescita Europea.

Cosa comporterebbe questo riconoscimento?

Un eventuale Riconoscimento dello Status di Economia di Mercato metterebbe a rischio sino a 3.5 milioni di posti di lavoro in Europa mettendo in ginocchio settori portanti della nostra economia come quello dell’acciaio, delle ceramiche, delle biciclette, dei pannelli solari oltre che creare situazioni ambigue in quello che è il rispetto degli alti standard di tutela Europei.

Come dovrebbe comportarsi a suo parere l’UE?

L’Europa non può da una parte implementare misure a sostegno della crescita, della creazione di posti di lavoro, del rilancio degli investimenti e dall’altra riconoscere lo status di economia di mercato ad un paese, la Cina, che al momento non ha ancora dimostrato di rispettare pienamente i 5 criteri imposti dall’OMC affinché un paese sia riconosciuto una economia di Mercato. Ritengo quindi che sia nostro dovere tutelare i nostri cittadini, i nostri imprenditori, già in evidente difficoltà a causa della crisi economica globale ed esigere che le regole del gioco siano uguali e rispettate da tutti, nell’ambito di un mercato disciplinato da regole di concorrenza leale.

Come è cambiata la vita e il lavoro degli eurodeputati dopo gli attentati di Bruxelles?

L’argomento mi prova particolarmente ed anzi mi consenta di rivolgere un pensiero di vicinanza a tutte le vittime e alle famiglie di coloro che all’aeroporto di Zaventem e nella metro di Maelbeek hanno perso ingiustamente la vita, come anche un pensiero di forza e solidarietà a tutti i feriti, molti dei quali si trovano ancora in terapia intensiva. L’Europa dopo i vili attenti che hanno colpito Bruxelles, ma anche Parigi, Istanbul e altre città del mondo, ha il dovere di passare dalle parole ai fatti.

In che modo?

I nostri Governi devono rinunciare ad una porzione di sovranità in tema di difesa per mettere insieme le forze e far si che sia l’Europa con una sola voce a parlare, isolando tutti i rigurgiti di populismo che soprattutto ora possono sfociare in azioni sconsiderate anche peggiori di quelle che sinora abbiamo già visto. La lotta al terrorismo va condotta e vinta usando il pragmatismo dei servizi segreti, attraverso l’istituzione di una intelligence europea capace di demolire le organizzazioni e i gruppi terroristici che si sono fatti strada in questi anni. Una risposta ferma e dura al terrorismo si conferisce anche attraverso una vera e propria cooperazione che si traduca in una armonizzazione legislativa di tutti gli Stati Membri.

Che finora però non c’è stata …

L’Europa deve occuparsi con occhio meno distratto anche e soprattutto delle sue periferie cittadine, poichè abbiamo visto che oltre all’emergenza profughi, al problema foreign fighters e alla guerra fuori dai nostri confini, esiste il grave persistere del terrorismo endogeno alimentato da nostri cittadini radicalizzati quali sono stati gli autori di Parigi e Bruxelles, non profughi, non immigrati ma cittadini giovani e di cittadinanza belga e francese.