November 23, 2017

Made in Italy o italian made?

Intervista all’imprenditore Roberto Brazzale

Roberto Brazzale, titolare dell’omonima azienda di famiglia – la più antica in Italia nel settore del latte – guida un gruppo che tra formaggi e burro, venduti in mezzo mondo, arriva a fatturare 180 milioni di euro l’anno. Titolare di sei marchi (Verena, Alpilatte, Burro delle Alpi, Gran Moravia, Zogi e Silvopastoril), ha stabilimenti produttivi in Italia, Repubblica Ceca e Brasile. Gli domandiamo subito come possiamo salvaguardare il Made in Italy nel campo agroalimentare.

Per aumentare le vendite dei nostri prodotti – ci spiega – abbiamo bisogno di materie prime ma il nostro territorio è limitato e già sfruttato al massimo. Il Made in Italy per come lo intende l’immaginario collettivo non esiste, bisogna piuttosto parlare di Italian Made. Non si sfamano miliardi di persone senza tecnologie, profitto e apertura ai mercati”.

È possibile produrre all’estero mantenendo le nostre tradizioni?

La tradizione è ciò che facciamo noi, è processo, la dop è istituzione, corporazione, che limita l’iniziativa individuale in cambio di protezione al reddito agricolo. Per noi fare impresa è libertà e responsabilità, il consumatore unico giudice e fine. Tradizione è scartare il peggio e prendere il meglio, in ogni momento.

Così non si rischia di snaturare il made in Italy?

Il futuro non è una mucca munta in Italia da un indiano, peraltro validissimo. E’ usare la nostra forza, la qualità della nostra gente per fare il burro e il formaggio là dove ci sono le condizioni. Del resto stagionatura, confezionamento e distribuzione restano qui in Italia.

Quindi ritiene giusto delocalizzare?

In Italia che non c’è più terra, siamo al limite per l’acqua, con conseguenze pericolose anche per la salute. Noi facciamo il mais dove il mais non è vocato: la terra costa tanto, le rese devono essere altissime se no, non c’è compensazione di costo. Siccome produciamo sotto il sole cocente, abbiamo bisogno di tirare giù acqua dalle Alpi. E lo stress idrico cui sono sottoposti i foraggi produce problemi enormi per la salute, come quello delle aflatossine che sono cancerogene. Io vado là dove è possibile produrre in altre condizioni.