November 23, 2017

Il futuro dell’auto è ibrido

Intervista all’ad di Toyota Motor Italia, Andrea Carlucci

Come sta il mercato dell’auto, dopo anni di crisi?

In ripresa certamente. Dopo un 2015 che ha segnato una prima confortante inversione di tendenza rispetto agli anni passati, il mercato 2016 si è presentato da subito dinamico e tonico con una crescita costante, a due cifre, rispetto all’anno precedente. Se la crescita del 2015 è stata influenzata dall’effetto Expo, che ha stimolato prevalentemente il mercato flotte, i primi mesi del 2016 segnano anche una buona ripresa del canale privato, segnale di una favorevole congiuntura economica che stimola il rinnovamento di un parco auto, tra i più vecchi d’Europa, e favorisce l’introduzione di nuovi modelli e di nuove tecnologie sempre più ‘pulite’, in linea con le normative europee.

Come è cambiato in questi anni il mercato dell’auto?

Il cambiamento principale è stato determinato dalla crescente quota delle vendite flotte, all’interno delle quali spicca la crescita del noleggio a medio e lungo termine. Segno di una continua trasformazione nel concetto di acquisto dell’auto sempre più orientato all’utilizzo piuttosto che alla proprietà. A questo proposito, riscontriamo un sempre maggiore interesse per formule di acquisto innovative, come il nostro Pay x Drive , che propongono al cliente un accesso all’auto con minime quote mensili, comprensive di servizi e la possibilità di restituire o sostituire l’auto in qualsiasi momento. Altra area in crescita è sicuramente quella delle tecnologie alternative, tra cui spicca una costante e sempre crescente quota dell’ibrido, ormai costantemente al 2% con oltre 25000 immatricolazioni anno.

Quali sono le peculiarità del mercato italiano e quanto è redditizio rispetto agli altri? Conviene investire in Italia?

Il cliente italiano, rispetto a quello di altri mercati, si è sempre dimostrato attento allo stile e alle nuove tendenze, alle performance e agli allestimenti di alto livello. In questo senso, potremmo dire ben disposto ad investire un budget importante per l’auto, ancora un elemento fondamentale per la mobilità privata soprattutto nelle grandi città. D’altro canto è sempre stato molto esigente e ora lo è forse ancora di più, visto che le disponibilità sono limitate, vuole essere più sicuro del suo investimento, quindi più attento a sicurezza, affidabilità e servizi inclusi nel prezzo. In questo senso va considerato attentamente il mercato Premium, che sembra non avere risentito della crisi, anzi averne quasi tratto giovamento. In questo contesto dobbiamo evidenziare la rilevante crescita di Lexus, l’alto di gamma di Toyota, che in due anni ha triplicato i volumi, passando da una quota marginale a circa il 2% del mercato di riferimento.

I governi italiani degli ultimi anni sono stati amici dell’auto?

Si e no. Si, perché non hanno preso scorciatoie, favorendo politiche di incentivazione a breve termine che avrebbero solo contribuito a ‘drogare’ il mercato come avvenuto in passato. No, perché ancora non sono stati in grado di definire delle politiche di supporto al settore, di lungo periodo, in linea con le direttive europee e i target di riduzione di C02 previsti per il 2020. Anche a seguito della recente Conferenza sul Clima di Parigi e dell’attenzione riservata ai temi legati all’ambiente e alla mobilità sostenibile, ma soprattutto in ottica di raggiungimento dei limiti di CO2 definiti dalla Comunità Europea per il 2020 sarebbe lecito attendersi, anche da parte dell’Italia come già fatto in Francia, delle normative che portino l’intero settore in tale direzione.

Il caso Volkswagen, con lo scandalo delle emissioni truccate, sta ancora condizionando le dinamiche del mercato dell’auto?

I reali effetti sull’andamento del mercato sono ancora tutti da analizzare. Quello che è certo è che si è messa in discussione la tecnologia Diesel, focalizzando su alcuni suoi limiti in termini di inquinamento, spostando l’attenzione su nuove soluzione tecnologiche definite alternative, come l’ibrido, aumentandone notorietà e diffusione.

Per Toyota all’ultimo salone di Francoforte, uno stand totalmente a Tecnologia full hybrid come soluzione alla mobilità sostenibile. Perché questa scelta?

E’ la tecnologia che Toyota ha sviluppato da oltre 20 anni e di cui è leader mondiale con oltre 8 milioni di veicoli. Una tecnologia matura e credibile, affidabile ed accessibile, adatta ad ogni mercato e declinabile in ogni segmento. Sono oltre 30 i modelli Hybrid prodotti e commercializzati nel mondo nella gamma Toyota e Lexus. Una soluzione alternativa alle tecnologie convenzionali, che introduce una componente elettrica, per minori consumi ed emissioni, senza compromettere le normali abitudini e stili di guida, anzi migliorando le performance e il comfort e diminuendo costi di gestione e di manutenzione. Le auto ibride aggiungono alle caratteristiche di una vettura convenzionale i vantaggi delle auto elettriche, soprattutto rumorosità e vibrazioni ridotte, senza i limiti tipici dell’elettrico, quali tempi di ricarica lunghi e autonomia limitata.

Toyota ha recentemente annunciato che entro il 2025 dirà addio al petrolio e derivati in favore di fonti di energia alternative: il presente della casa automobilistica giapponese è ibrido, il futuro andrà a idrogeno. Quali ragioni sostengono questo piano? Una scelta in favore dell’ambiente, libera o sostenuta dalle contingenze?

Entrambe le cose. Sicuramente al centro della filosofia di Toyota c’è la ricerca incessante del miglioramento continuo, basato su soluzioni innovative che portino vantaggi e migliorino la condizione di vita dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda. In questo senso riteniamo che l’abbattimento delle emissioni nocive sia un dovere per l’Industria e favorire le tecnologie che lo permettono, una responsabilità (obbligo) per le Istituzioni. Ma da parte di Toyota, come detto, c’è anche attenzione alle tendenze e alle nuove strade che il progresso e l’evoluzione aprono e quindi la consapevolezza che il mondo non sarà davvero evoluto fino a che la tecnologia dell’auto sarà ancora quella di cento anni fa.

Toyota nel 1994 inventava il Suv dando stile, confort ed una più ampia fruibilità alle 4×4 dei “duri e puri”. Oggi ne è primo costruttore al mondo, un’altra intuizione fortunata. Cosa serve oggi per avere successo? Quale strategia risulta vincente?

Anticipare le tendenze, cercando di riconoscere prima degli altri le necessità del consumatore, mercato per mercato. In questo senso Toyota, come struttura globale, presente praticamente ovunque e con una capacità produttiva e di ricerca e sviluppo in ogni mercato rilevante, può avere maggiori possibilità rispetto ad altri. Come ad esempio in Europa, dove la presenza di Toyota si è rafforzata molto negli ultimi anni, affinando lo studio delle esigenze del cliente europeo, producendo ottimi risultati. Un esempio è sicuramente la Nuova Auris, un prodotto sviluppato sulle richieste di un cliente esigente come quello europeo per conquistare un segmento centrale per il nostro mercato come quello delle berline medie. Al Salone di Ginevra, poi , abbiamo presentato in anteprima mondiale un nuovo modello che siamo certi ridefinirà i parametri di riferimento della sua categoria: CHR , il nuovo crossover compatto di Toyota, sul mercato a fine anno, che unisce straordinarie doti dinamiche a un design unico e differenziante.

Toyota ha sposato il concetto della cosiddetta “sicurezza democratica”, ovvero la scelta di assicurare sulle proprie autovetture livelli di sicurezza standard al top per tutti, con dispositivi ad un prezzo accessibile. Una scelta responsabile, in linea con la storica policy della casa?

Certamente, come sempre, oggi ancora di più grazie al Toyota Safety Sense – TSS. Un pacchetto di dispositivi di sicurezza attiva, ai vertici del mercato quanto ad evoluzione tecnologica, che introdurremo su tutti i modelli in modo progressivo da un prezzo fortemente competitivo per stabilire chiaramente che sulla sicurezza, in Toyota, non si accettano compromessi.